domenica 27 luglio 2014

Psicologia vs Ratto

Teoria n°1
Si definisce Condizionamento Operante quella procedura attraverso la quale i comportamenti appresi vengono rafforzati dalle risposte che ricevono!
Esempio 
Il ratto continua a scassinare quel maledettissimo dispenser, perché randomicamente continuano a uscire crocchette. Le crocche sono un rinforzo a perseverare nell'atto dello scassinamento.
Risultato
Dispenser distrutto.

Teoria n°2
E' definita risposta incondizionata il comportamento riflesso, come ad esempio la salivazione, evocato da uno stimolo incondizionato.
Esempio
Il ratto comincia a sbavare non appena papino si alza dal letto. E non importa lui dove andrà, cosa farà e se ritornerà al letto dopo poco. Il ratto sa che quando i piedi di lui toccano le pantofole, da lì a un minuto (crede che) si mangerà.
Risultato
Pavimento impiastricciato di bava ratta.

Teoria n°3
Il disturbo psichico ossessivo-compulsivo racchiude nella sua sintomatologia la presenza di pensieri ossessivi uniti alla contemporanea messa in atto di azioni compulsive.
Esempio
Se è stato annunciato che presto si farà la pappa (tramite tipico richiamo umano che attiva tale smodata malattia), fino al momento della distribuzione delle crocche il ratto comincerà a pensare ossessivamente all'imminente pasto abbinando un evidente comportamento di movimento ripetitivo. Le ripetizioni possono interessare salti verso l'umano-dispensa-pappa, un continuo andirivieni dal mobile in cui son contenute le crocche fino alla ciotola e viceversa, un insistente mini-miagolio rompitimpani che cessa naturalmente solo inserendole una crocca in bocca.
Risultato
Se gli umani non la smettono di chiamarla un'ora prima di darle la pappa, giuro che li ammatto di notte (nel senso che non li faccio dormire).

Teoria n° 4
Secondo Sigmund Freud, l'Es è quella istanza intrapsichica (cioè quella piccola vocina interiore che ci indica cosa fare) che "rappresenta la voce della natura nell'animo dell'uomo del gatto". L'Io rappresenta una struttura organizzata e stabile deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà. Il Super-io è l'istanza intrapsichica che origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi di valore.
Esempio
- Es del gatto: "Magia le crocche, ora! Vai, corri, distruggi tutto ciò che hai di fronte, ma mangia quelle benedette crocche. Non esiste qualcosa di più importante. La crocca prende, la crocca dà. Senza di lei non esiste felicità. Dobbiamo arrivare alle crocche prima degli altri. Ricorda: crocca, crocca, crocca!"
- Io del gatto: "Sì, concordo, esistono le crocche, le crocche sono buone, ma razionalmente sappiamo che non possiamo arrivarci perché non è ora di pappa. Tra l'altro son rinchiuse dentro un mobile, quindi inaccessibili a noi che, ammettiamolo, siamo solo gatti, non abbiamo i pollici opponibili. Insomma prendiamo coscienza dei nostri limiti!"
- Super-io del gatto: "Non si fa. Non si mangiano le crocche. Papino e mammina ci hanno insegnato che dobbiamo essere buoni e pazienti. Le crocche non sono che la tentazione in terra. Noi dobbiamo placare l'animo e costringerci a vivere senza crocche. L'obbedienza è tutto. La crocca è tentazione e peccato. No, no, no. Non si fa. Non si fa."
Risultato
Es, Io e Super-io del ratto: "Uniamo le nostre forze, siamo in maggioranza. Possiamo arrivare alle crocche solo se combattiamo insieme. Crocche forever!"

Psicologia vs Ratto: 0-4




venerdì 25 luglio 2014

Cafè Littéraire nell'Angolo del Gusto


Quando ho chiesto alla bella blogger che ospito oggi di preparare un post 'condito' di letteratura, mai avrei immaginato di accogliere dentro di me un'idea. Un'idea martellante che è salita a galla con il passare del tempo e che poi finalmente si è concretizzata in una di queste ultime giornate di sole, complice un delicatissimo fiore.
Mentre sfogliavo a caso alcuni dei miei libri più cari, improvvisamente prendendone uno, è scivolato cadendo a terra un piccolo stelo essiccato di quella che fu una mimosa. E' stato quello l'attimo esatto in cui si è materializzata in me la figura che avevo deciso di abbinare alla mia ospite.
Non voglio anticipare, né perdermi in ulteriori parole che potrebbero lasciar sfumare questo splendido connubio, ma lascerò parlare i versi che ho scelto - grazie al caso - per voi.
Concorderete con me sulla evidente somiglianza tra Mary di Dafne's Corner "il Gusto", che si è appena accomodata sul divano accanto a me, e la protagonista di questo stralcio che state per leggere! Naturalmente non ci facciamo mancare nulla e a contorno di una fantastica giornata di sole, gustiamo insieme i Crackers alla robiola e limone che Mary ha preparato con le sue dita agili...
...e mentre mi servo - cracker in una mano, calice di cocktail nell'altra - tengo in bilico sulle gambe incrociate il mio La fata carabina di Daniel Pennac, un libro dai sapori pungenti. Secondo della pentalogia dei Malaussène, forse è quello con un ritmo incalzante fortemente imprevedibile. Sì, perché questo autore lo si ama o lo si odia, poco convenzionale nei contenuti, arriva dritto al centro del cervello in quella parte strettamente collegata al cuore.
Non mancherò di regalarvi altri spunti in merito. Buona lettura!

Erano ormai quattro giorni che la giovane donna trovata nella chiatta dormiva profondamente.
"Se non è una puttana, bella signora, chi è mai?"
Pastor era inginocchiato al suo capezzale. E mormorava, nel silenzio della stanza d'ospedale, sperando che lei avrebbe udito l'eco di quel mormorio in un angolino del suo coma.
"E chi l'ha ridotta così?"
Non era schedata come prosituta né data per scomparsa. Apparentemente, nessuno reclamava quel corpo sontuoso, nessuno si preoccupava di quell'esistenza vacillante. Pastor aveva esaurito tutte le risorse dell'informatica e degli schedari di cartone.
"Li ritroverò, sa. Erano almeno due."
Lei era irta di tubi. Riposava in un odore di conserva ospedaliera.
"Abbiamo già recuperato la macchina, una Bmw nera, dalle parti di place Gambetta."
Chino su di lei, Pastor le annunciava un po' di belle notizie. Di quelle che possono riportarti a galla.
"L'analisi delle impronte ci dirà molte cose."
Il bip rosso di un cubo metallico indicava che la donna stava pensando, ma da molto lontano. Il cuore batteva in modo irregolare, come quando si ama.
[...]
Pastor sorrideva nella penombra della stanza. Prese una sedia, l'accostò al letto e si sedette con calma.
"Bene. Ragioniamo."
Ora mormorava proprio nell'orecchio della dormiente.
"Lei si fa aprire la pancia e curare i denti all'estero. Con un po' di fortuna la composizione della sua capsula dentaria ci indicherà il paese. Le ipotesi quindi sono due."
(Si può interrogare chiunque, in qualsiasi situazione. E' raro che siano le risposte a dare la verità, più spesso è il concatenamento delle domande. [...])
"O è una bella straniera, massacrata in territorio francese, magari una spia, visto che l'hanno torturata, e allora il caso mi verrà tolto, perciò scarto subito questa ipotesi.
"Oppure è semplicemente una viaggiatrice di professione."
Pastor lasciò passare il rumore di ferraglia di un carrello nel corridoio, poi domandò:
"Professore con un incarico all'estero? (Fece una smorfia di scetticismo.) No, questo corpo non è un corpo da insegnate. Funzionaria d'ambasciata? Donna d'affari?"
Le forme ampie, i muscoli sodi, il viso volitivo evocavano al limite quest'ultima immagine.
"Neanche: i suoi uomini l'avrebbero cercata."
[...]
"Giornalista, allora?"
Giocherellava con questa idea, ora. Giornalista... reporter... fotografa... qualcosa del genere...
"Ma perché il suo giornale non avrebbe reclamato una così bella scribacchina, in caso di scomparsa?"
Percorse ancora una volta il suo corpo con lo sguardo. Bella ragazza. Bello scheletro. Bella faccia. Dita nervose e agili. Criniera naturale.
"Perché lei non è un'impiegatuccia della penna che giorno dopo giorno alimenta un quotidiano, né un reporter mondano che comunica via telefono articoli prefabbricati all'ora dell'aperitivo."
No, la vedeva piuttosto come giornalista di punta, del genere "presa diretta dulla realtà", che scompare per settimane per poi riapparire una volta chiusa l'inchiesta. Storica del pressente, etnologa dell'hic et nunc, la tipica ragazza che scopre quello che doveva rimanere nascosto. E vuole dirlo. In nome di un'etica della trasparenza.

Da La fata carabina, pagg. 75-77, di Daniel Pennac


Il Cafè Littéraire chiude per la pausa estiva.
Io però vi aspetto al prossimo incontro con la letteratura il 5 settembre!

lunedì 21 luglio 2014

True Feline good Blog

Nasce ieri, ma nei cuori molto prima.
Era un'idea che poi è divenuta progetto. Da progetto a fatto, da fatto ad atto!
True Feline good Blog prende vita con l'intenzione di riunire sotto il medesimo cielo stellato tutti gli animi felini-affini! E' stato creato un luogo per incontrarsi, confrontarsi e imparare l'un l'altro. E' stato creato un logo, un modo per riconoscersi.
Chiunque vorrà, potrà partecipare e mostrarlo fiero urlando "Miao, c'ero!".
Parte assieme a me stringendomi la mano la dolce Silvia di Rumore di Fusa
Gattofile fin sotto pelle, rispettosamente pronte a tuffarci a capofitto in questa nuova esperienza, pelosi o no, vi aspettiamo numerosi!




martedì 15 luglio 2014

Un giorno speciale

Quel giorno pieno di sole arrivò veloce come un lampo. Da poco iniziato settembre e l'aria era ancora estivo-frizzantina. Il mattino aveva sfumature decisamente celesti e oro e c'era ancora profumo d'erba e fresie tutto intorno.
Quando la nuova mamma e il nuovo papà di Mia arrivarono in quella casa le prime sensazioni che nacquero evidenti furono di enorme sintonia e stima reciproca - date le ultime settimane passate a conoscersi meglio.
Lui non aveva capelli, era molto alto e aveva gli occhi color cioccolato. Lei, più bassa, teneva i capelli stretti in una coda e guardava rapita i quattro cuccioli con i suoi azzurri occhi grandi.

Mia

La prima dormiva...

 Hoover, Faith e Smoky

...così come gli altri tre!

 Faith, Hoover e Mia

Hoover anche in posizioni eccentriche - tanto allora come ora dirà la sua attuale mamma un anno dopo.
L'incontro durò abbastanza da capire da entrambe le parti che la scelta era quella giusta.
Mia non avrebbe potuto avere genitori migliori!
Un ultimo saluto ai suoi fratelli e poi pronta a cominciare la sua nuova vita...

Mia e Faith


Fine

***  *  ***  *  ***


Quest'ultimo episodio raccontato - fine della storia, ma effettivo inizio della nostra nuova vita -  accadeva il 7 settembre 2013.
Mia lasciava i suoi fratelli perché aveva trovato una famiglia: la nostra. Si lasciò accarezzare, si lasciò prendere in braccio, si lasciò coccolare per tutto il viaggio. Rimase in religioso silenzio fino al compimento del suo settimo mese (ma questa è un'altra storia), nel frattempo tirò fuori un carattere da leonessa e un'audacia da pantera.
Nel frettempo mangiava, nel frattempo cresceva...


Nel frattempo imparava ad amare la sua mamma e il suo papà, sua sorella e la sua casa.
Sì, perché nel frattempo è diventato tutto suo!


Lei è la mattacchiona di casa.
La piccola e forte Mia.
Lei, che ha avuto una prima mamma straordinaria che l'ha cresciuta nei primi due mesi di vita, oggi abita questa casa e ha riempito di risate, peli, coccole, fusa a profusione e gioia i nostri cuori, le nostre mani, i nostri occhi.
Lei, il ratto, la pestifera, la testarda, la cocciuta.
Non ascolta. Lei ama. In tutte le manifestazioni possibili a un gatto. Lei ama davvero e con passione, lei è una piccola-grande, una grande-piccola.
Lei oggi compie un anno ed è giusto venga ricordato come abbia trovato due volte la vita. 

Un grazie speciale, quindi, a Rita che con forza, perseveranza e pazienza ha cresciuto quattro anime pelose da sola, pur avendo già due gatti. Ha scelto di tenere Hoover e Smoky, che ormai sono inseparabili - e per chi volesse sapere quanto belli sono diventati non dovrà far altro che cliccare la loro pagina Facebook. Non ha voluto un centesimo per le spese sostenute sia veterinarie che alimentari, non ha chiesto nulla in cambio se non che si amassero questi cuccioli come dei figli. Questa donna meravigliosa merita di essere citata non solo per il lavoro oneroso affrontato, non solo per l'umanità dimostrata successivamente al ritrovamento dei cuccioli, ma anche per la volontà - ancor oggi presente - di seguire ogni loro passo ad un anno di distanza e costantemente in futuro.
Grazie, grazie per averci regalato Mia.

Buon compleanno cucciola Mia, orsetta, picciula, giovane, splendida, sdrucciola, Miettamore, cucciolarucciola, cuccioleigia, picciulinadellamaman e chi più ne ha più ne metta di nomi a questa pallottola pelosa! Se li merita tutti!
E Buon compleanno Hoovy-Hoover, buon compleanno TopoGigio-Smoky e buon compleanno Fatina-Faith!

***  *  ***  *  ***

Per leggere tutta la storia ecco la Prima, la Seconda, la Terza e Quarta parte.

NOTA: I fatti narrati non si attengono alla realtà di quelli realmente accaduti. La storia è stata romanzata nelle parti riguardanti i personaggi. Ciò che invece è capitato ai cuccioli è stato integralmente riportato nella sua verità.

domenica 13 luglio 2014

La storia - Parte IV

Aveva dormito male e poco, quando un raggio del primo sole colpì lo specchio e le bruciò gli occhi di rimando, svegliandola del tutto. Conviveva con il mal di testa da più di una settimana ormai, ma sapeva sarebbe passato, aveva solo bisogno di trovare un po' di pace. Decise che dopotutto avrebbe dovuto alzarsi e cominciare la giornata. Lui restava sempre più spesso a dormire da lei, ma quella mattina s'era già alzato e probabilmente era andato via.
Poi rammentò a se stessa che era domenica, d'un balzo si alzò, ma si pentì amaramente di averlo fatto così di fretta, perché sembrò per un attimo che la testa stesse per scoppiarle. Chiuse gli occhi cauta e si portò pollice e indice sulla sommità del naso, sperando che quel dolore martellante cessasse.
Così fu, dopo pochi minuti poté scendere a cercare il suo uomo, quando sobbalzò. Un rumore assordante di dubbia provenienza le fece storcere il naso, poi inspiegabilmente sorrise e aggiuse tra sé <<Benedetto Hoover, mi toccherà fare un mutuo per rimettere a posto tutto ciò che mi hai distrutto!>>.
Scese le scale con cautela e arrivata in cucina non solo trovò per terra una lampada da muro - una lampada da muro!!! - completamente distrutta, ma anche i due colpevoli con gli occhi sgranati. 
Il primo, peloso e coi baffi sporchi di cioccolato, era Hoover. Aveva una coda che avrebbe fatto invidia ai più sofisticati spazzoloni stura bottiglie! L'altro era il suo lui che con la bocca piena di biscotti - di quello stesso cioccolato - farfugliò <<E' ftato ui! Io fono avviato soo oa!>>.
<<Oh, per piacere non parlare con la bocca piena, sei disgustoso! Poi, che fai, dai la colpa a un gatto? Sei senza ritegno!>> gli disse più divertita che arrabbiata.
Lui la guardò con aria perplessa e poi aggiunse <<Ti ho comprato i croissants... buongiorno!>>.
Dopo aver chiuso i quattro fratelli più i due gattoni adulti - che intanto erano accorsi curiosi - fuori dalla cucina, sorrise, prese un cornetto e si accomodò a tavola dicendo <<E' pieno di vetri, ma puliamo dopo, ora dammi un bacio!>>.
<<Hoover è un disastro!>> le disse sorridendo.
<<Lo so>> aggiunse lei <<ma lo adoro... credo che lo terrò!>>.
<<E così hai deciso per Hoovy. Gli altri, invece?>> le chiese con curiosità.
<<Fatina ha trovato casa a Torino, sì so che è lontano, ma la ragazza che si prenderà cura di lei è una brava infermiera e ha già dei gatti!>>.
Lui corrucciò il viso, ma chiese di Smoky e Mia.
<<Smoky non ha ricevuto tante richieste, Mia invece credo la daremo alla coppia che ci è venuta a trovare la scorsa settimana!>> gli rispose lei.
<<Cos...? Chi? Quei due? No, non se ne parla. Non mi piacciono!>> disse lui piccato.
<<Cos'hanno che non va?>> gli domandò perplessa.
<<...per cominciare lui non ha i capelli!>> disse convinto.
<<Cosa? E ti sembra un buon motivo? E poi non è che non abbia i capelli, se li rasa a zero, che è diverso!>> rispose lei solo per fargli piacere, in fondo sapeva che lui stava adducendo motivi assolutamente inutili.
<<E poi, hai sentito lei? Aveva un gatto da ben otto anni... otto! E così di punto in bianco l'ha lasciato a sua madre senza dire una parola, ma voltandogli le spalle!>> continuò lui accalorato.
<<Prima di tutto il gatto già viveva lì, quindi non l'ha lasciato a sua madre e quella è stata una scelta obbligata dato il suo imminente trasferimento a settecento kilometri di distanza!!!>> gli disse lei lanciando uno sguardo di sfida.
Poi in un lampo capì <<Ah! Io so perché stai tirando su questa scenetta. Tu non vuoi che io dia via Mia! Il fatto è che tu non vorresti che io dessi via nessuno di loro, ma non posso tenerli, ho già due gatti e deciso di tenerne uno. Sarebbero troppi!>> ora però provava compassione, quindi si affrettò ad aggiungere <<Va bene, se nessuno vorrà Smoky ci terremo anche lui, ma Faith e Mia sono già stati promessi a due buone famiglie>>.
<<Mpf... buone famiglie lontane, direi!>> apostrofò, mostrando il suo lato più tenero.
<<Pensaci, la Fatina avrà comunque altri fratelli gatti su a Torino e Mia invece avrà una sorellina e si trasferirà sul mare... nessuno starà meglio di loro!>> gli promise con calore.
<<Ok, ma voglio rapporti giornalieri sul loro stato di salute e poi voglio sapere cosa mangiano, se mangiano e se sono felici.>> disse con passione.
<<Va bene, va bene... ma ora vai a fotografarli... li voglio ricordare tutti insieme!>> e lo baciò.

Faith, Mia, Smoky e Hoover


La foto appartiene a Hoover&Co.
Per leggere la Prima Parte clicca qui.
Per leggere la Seconda Parte clicca qui.
Per leggere la Terza Parte clicca qui.

NOTA: I fatti narrati non si attengono alla realtà di quelli realmente accaduti. La storia è stata romanzata nelle parti riguardanti i personaggi. Ciò che invece è capitato ai cuccioli è stato integralmente riportato nella sua verità.

giovedì 10 luglio 2014

La storia - Parte III

Quella giornata ormai era andata così. In piedi dall'alba e ancora fino all'alba del giorno successivo.
All'inizio era sembrato che tutto andasse storto. Nessuno dei micini aveva la minima intenzione di nutrirsi o forse, semplicemente, non ne aveva la forza. Così, per almeno un'ora erano andati avanti a riscaldarli frizionandoli delicatamente e provando a tamponargli i musetti con ovatta bagnata in acqua e zucchero. Poi d'un tratto il cucciolino "male assortito", quello che aveva una manica lunga e una corta - le macchie grigie sembravano avergli disegnato addosso una maglia - aveva deciso di essere forte e di attaccarsi al biberon.
<<Guarda, sta mangiando!>> disse lui, eccitato da quella nuova esperienza.
<<Beh... siamo ancora indietro, bisogna che mangino tutti!>> rispose lei un po' abbacchiata.
Nemmeno finì di dirlo che ora anche quello grigio più chiaro chiedeva un po' di latte. Pochi minuti e anche i due piccoli color miele iniziarono a miagolare. L'unico che proprio non ne voleva sapere era quello grigio scuro. Il più piccolo di tutti.
<<Questo grosso a macchie grigie e bianche lo chiamerò Hoover... guarda qui! Se non gli si allontanasse il biberon sarebbe capace di bersi tutto il latte! Sembra un aspirapolvere!>> sentenziò lui divertito.
<<Dai a me quella bottiglietta>> aggiunse lei corrucciata <<dobbiamo far mangiare anche gli altri.>> così dicendo porse del latte anche agli altri quattro. Prima il grigio perla, poi i due beige. Infine, il piccolo grigio antracite, più volte stimolato, aveva cominciato finalmente la strenua battaglia per rimanere in vita. 
<<Guarda, il più piccolo grigio scuro è una femminuccia... la chiameremo Faith. Sta lottando con tutte le sue piccole forze e questo nome le si addice!>> ora lei sorrideva.
<<Ok, abbiamo Hoover - un maschietto - e Faith. Gli altri, come li chiamiamo?>> il gioco ora era interessante, soprattutto superata la paura che non si nutrissero.
<<Ecco, quello grigio chiaro è maschio... lo chiamiamo Grigino?>> azzardò lui.
<<Che brutto!>> l'apostrofò lei con una smorfia.
<<Va bene, allora inglesizziamolo, come hai fatto tu per la gattina quasi nera!>> le faceva il verso.
<<Sai che non è una cattiva idea? Potremmo chiamarlo Smoky!>> propose lei.
<<Sì, ok carino, ma agli altri due diamo un nome italiano, per piacere!>> concluse l'altro.
<<Beh, c'è un maschietto e una femminuccia, vedo. Vuoi tenerne uno? Quel maschietto beige ti si è attaccato come fossi la sua mamma, così come questa femminuccia si è legata a me... chiamiamoli Tuo e Mia, in fondo sono i due gemellini beige, no?>> disse lei, quasi parlando a se stessa.
<<Tuo è orribile! Meglio Teo!>> consigliò con saggezza.
<<Ok, Hoover, Faith, Smoky, Teo e Mia. Mi piacciono!>> concluse lei con un gran sorriso, poi aggiunse <<Bisognerà tenerli puliti e al caldo, dargli da mangiare ogni due ore e fare attenzione ai rigurgiti. Siamo a cavallo! Devo solo fare attenzione agli altri due batuffoli pestiferi di casa!>>.
<<Cavolo, è vero, a proposito... dove sono finiti?>> chiese lui con curiosità.
<<Saranno fuori a caccia di topi... i gatti sono animali notturni, dovresti averlo capito ormai!>>

Quella notte passò in un baleno tra preoccupazioni prima e risate dopo.
Così come passarono velocissime le successive due settimane, fino a quell'afosa mattina di fine luglio.
Lei aveva preso l'abitudine di pesare i cuccioli ogni giorno - il veterinario era stato chiarissimo, il peso doveva solo aumentare - e mentre Hoover superava tutti di una buona spanna, la piccola Faith era sempre in coda aumentando di pochissimi grammi ogni giorno. Si temeva per lei, più di ogni altro.
Invece, insaspettatamente, il piccolo Teo quella mattina pesava meno del giorno precedente. Era stato straziante doverlo portare dal suo dottore sentendosi dire che non si poteva fare altro, non c'era un motivo specifico a quel suo calo polderale e che probabilmente sarebbe andato tutto bene. Ma meglio prepararsi al peggio.
Così, con determinazione i successivi due giorni si era provato di tutto: latte specifico, borsa d'acqua calda solo per lui, veglie notturne e carezze extra...
...a nulla era valso sperare, pregare, credere e chiedere che ce la facesse.
Le lacrime arrivarono copiose e bollenti quando Teo se ne andò, lasciando i suoi quattro fratelli a lottare anche per lui.
Un corpicino così piccolo, un vuoto così grande.
<<...era questo ciò che volevi, sporco bastardo? Era questa la fine che desideravi quando li hai buttati come spazzatura?>> mormorava tra le lacrime <<Sei contento... sei contento adesso?>> ora urlava frasi sconnesse a nessuno in particolare.
Si era sentita una mamma e sapeva che per Teo lo era stata sul serio.

Ciao piccolo Teo


La foto appartiene a Hoover&Co.
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NOTA: I fatti narrati non si attengono alla realtà di quelli realmente accaduti. La storia è stata romanzata nelle parti riguardanti i personaggi. Ciò che invece è capitato ai cuccioli è stato integralmente riportato nella sua verità.

lunedì 7 luglio 2014

La storia - Parte II

I fari accesi in quella sera di luglio tagliavano l'asfalto come lame. Lui guidava da circa mezz'ora e mancava poco alla meta.
<<Credi ce la faranno?>> sussurrò lei, tenendo la busta in grembo.
<<Non lo so, ma tu hai bisogno di un bagno... e anche loro!>> rispose.
<<Sei matto? Un bagno, loro? Tanto valeva lasciarli dov'erano!>> disse indignata.
<<Ok, ok sei tu il capo! Dicevo così... insomma, anch'io vorrei si salvassero, ma devi ammettere che la situazione non è messa bene...>> provò con cautela a dirle, poi voltandosi verso di lei aggiunse <<...e cos'è quello, sangue? Potrebbero anche essere malati, per quel che ne puoi sapere!>>.
<<Non ci pensiamo adesso... e comunque credo sia ancora la placenta, ce l'hanno attaccata addosso. Se fossimo passati di lì solo un'ora prima forse avremmo preso il bastardo che li ha chiusi nel sacchetto e buttati nella spazzatura!>> cominciò a infervorarsi << E non avrei risposto delle mie azioni... giuro, gli avrei fatto davvero male!>> ora era arrabbiata.
Erano arrivati e spegnendo il motore lui si azzardò a dire <<Sono solo gatti... probabilmente malati, non prenderla così a cuore!>> ma aveva superato il limite.
<<Sono solo gatti?>> era fuori di sé e sbattendo la portiera dell'auto gli si rivolse <<E' meglio se te ne vai, lasciami le chiavi e vattene!>>
<<Amore, dai, non volevo dire... hai capito, no? Non volevo ferirti, ma su... dai... guardaci un attimo: stiamo litigando per dei gatti!>>
<<Vai a casa. Ti chiamo io domani, ora devo provare a salvare questi cuccioli>> era di ghiaccio e così come finì di parlare si allontanò verso il viale acciottolato di casa sua, inserì la chiave nella toppa e sparì in pochi secondi. Lui rimase lì inebetito, forse arrabbiato. Restò fermo sul selciato guardando le luci di casa che a mano a mano si accendevano, poi riflettè sull'accaduto e sorrise. Era anche per questo che l'amava. Mise le mani in tasca e si avviò verso casa, consapevole che il giorno dopo sarebbe tornato ad aiutarla.
Lei intanto provò una fitta al cuore, ora era a casa, ma non sapeva assolutamente cosa fare. Fu scossa da un messaggio sul cellulare, ma non fece altro. Il panico stava per avvinghiarla. Posò delicatamente i cuccioli su un cuscino del divano e liberatasi le mani prese il cellulare e corse a chiamarlo. Uno squillo, poi due. Al terzo, lui rispose.
<<Sapevo che non ce l'avresti avuta con me per sempre, hai visto? Già ti manco!>> disse scherzando.
<<Ah... stupido! Corri in farmacia e compra del latte in polvere per cuccioli, garze sterili, ovatta, spiega la situazione e torna più in fretta che puoi!>> quasi gli urlò di rimando.
<<Ok, ok corro!>> e riattaccò.
Furono minuti davvero concitati. Lei provò con una spugna di cotone imbevuta d'acqua tiepida a massaggiare i piccolini che a stento pigolavano, non avevano forze per far altro. Voleva liberarli della placenta e cercare di mantenerli al caldo.
Era una cucciolata curiosamente distribuita. Due piccoli erano di color miele molto chiari, due invece avevano il colore della fuliggine - uno più scuro dell'altro - e il quinto invece pareva un misto: aveva il muso a macchie bianche e grigie e così tutto il corpo. Somigliava vagamente a gatto Silvestro. Si fermò per un attimo ad osservarli e notò che sembravano esausti. Una cocente certezza si stava insinuando dentro di lei: non ce l'avrebbero fatta. A poche ore di vita non erano stati nutriti, probabilmente gettati di malgarbo nel cassonetto, avevano forse subito dei danni. Si rabbuiò e sperò che il suo Amore tornasse presto con il latte.
Nemmeno finì di pensarlo che lui bussò alla porta.
<<Presto, entra!>> gli sorrise vedendolo <<Aiutami e resta, se puoi... se vuoi!>>.
<<Resto.>> le disse tranquillo.



Entrambe le foto appartengono a Hoover&Co.
Per leggere la Prima Parte clicca qui.



NOTA: I fatti narrati non si attengono alla realtà di quelli realmente accaduti. La storia è stata romanzata nelle parti riguardanti i personaggi. Ciò che invece è capitato ai cuccioli è stato integralmente riportato nella sua verità.

venerdì 4 luglio 2014

La storia - Parte I

Brillava.
Era proprio così. C'era qualcosa che brillava a mezz'aria, a pochi metri dai suoi occhi.
Si muoveva, anche. Soave con il vento la-cosa-che-brillava sembrava danzare.
Lei era seduta in auto aspettando che il suo lui finisse e dal vetro del parabrezza quella cosa aveva attirato la sua attenzione. La guardava andare su, poi giù, quindi ancora piano risalire...
...quando improvvisamente un'auto, passando di gran carriera, fece rullare come una trottola quell'oggetto (?) luminoso, che per un attimo aveva acquistato velocità, ma in pochi secondi aveva cominciato nuovamente il suo dolce ballo solitario.
Le ci vollero pochi secondi per capire che quel luccichio era stato provocato dagli ultimi raggi del sole che, tiepidi, salutavano quella terra e si accingevano a ritirarsi per lasciar spazio alle cugine stelle.
Quel pezzettino di carta d'argento ora non era più interessante. Lei voleva solo tornare a casa. A quell'ora avrebbe dovuto già sedersi a tavola e mangiare la sua cena.
Poi successero più cose insieme.
Lui bussò al finestrino del passeggero con ansia crescente urlandole <<Presto esci, vieni ad aiutarmi!>>. Poi corse via. Quindi si sentirono gemiti di fatica, come se lui stesse saltando per prendere un oggetto messo troppo in alto.
Lei scese dall'auto e corse verso di lui, accorgendosi immediatamente che stava cercando di entrare in un cassonetto dell'immondizia!
<<Smettila! Che stai cercando di fare?>> lo canzonò << Se mi stai prendendo in giro con uno dei tuoi scherzi, giuro che ti lascio a piedi!>> e fece per allontanarsi nuovamente per tornare in macchina.
<<Aspetta, vieni qui! Ascolta... c'è qualcosa là sotto!>> ora parlava sottovoce, ma in modo concitato.
<<Te lo sarai imaginato... suvvia, non vorrai sporcarti tutto, dobbiamo tornare a casa!>> replicò lei supplichevole.
<<...ecco! Ora... vieni, ascolta ora!>> la esortò lui.
Avvicinandosi con cautela, quasi fosse un ordigno esplosivo, entrò nel raggio del grosso cassonetto e si mise in ascolto.
Dopo pochi istanti udì anche lei quel rumore. Sembrava un pigolio... due, forse tre. Sgranò gli occhi, si tirò su le maniche e con un'aria estremamente pratica disse <<Fammi da leva, entro io a vedere cos'è, tu sei un imbranato!>> non aveva terminato la frase che lui aveva chiuso le mani e lei poggiatovi il piede sopra per issarsi.
Ora sembrava la caricatura di un oggetto da moto perpetuo. Era sul bordo di metallo con il busto e le braccia all'interno penzoloni, poggiata dolorosamente sulla sua pancia usata come baricentro, le gambe all'esterno, ma convinta disse <<Lascia, non trattenermi, so tenermi da sola, tu potresti buttarmi dentro!>>. Lui si fece da parte, ascoltandola rovistare, ogni tanto lei alzava o abbassava una gamba per mantenere quel bilico.
Erano passati pochi minuti quando lei urlò <<Tienimi, sto per cadere!>>. E così lui fece, la prese per la vita e l'aiutò ad uscire. Era sudaticcia e con un sentore di pesce marcio tra i capelli, aveva una busta di plastica in mano, si era seduta a terra e stava cercando di aprirla delicatamente. Guardò all'interno e il colore della sua faccia sbiancò, già si stava rialzando, quindi gli mostrò il contenuto e aggiunse <<Dobbiamo fare qualcosa, presto, torniamo a casa e proviamo a salvarli!>>. Così dicendo gli passò le chiavi dell'auto e disse <<Guida tu!>>.
Era calato il buio e quella strada solitaria vedeva allontanarsi due fanali rossi a tutta velocità. L'auto era appena partita smuovendo l'aria attorno e la polvere. Alla luce di un lampione una pagliuzza argentata smetteva di vorticare e si posava di nuovo a terra.



NOTA: I fatti narrati non si attengono alla realtà di quelli realmente accaduti. La storia è stata romanzata nelle parti riguardanti i personaggi. Ciò che invece è capitato ai cuccioli è stato integralmente riportato nella sua verità.